
Una presenza silenziosa
Accanto alle vocazioni religiose, ricordate in questo sito, il paese custodisce anche una presenza discreta e quasi sconosciuta.
Da alcuni anni vive infatti un eremita ad Albettone. Ha scelto una vita appartata, dedicata alla preghiera, al silenzio e alla ricerca di Dio, lontano dai riflettori e dalla curiosità.
Pochissime persone lo conoscono personalmente. La sua scelta è quella della riservatezza, nel solco di una tradizione antica della Chiesa che vede nell'eremitaggio una forma di consacrazione fondata sull'essenzialità, sulla contemplazione e sull'ascolto.
La sua presenza ricorda che la vocazione continua a manifestarsi anche oggi, talvolta in modi nascosti, lontani dalla vita pubblica, ma non per questo meno autentici.
L'augurio è che un giorno possa visitare questo sito e, se lo desidererà, condividere la sua storia. Sarebbe un dono prezioso per questa raccolta di testimonianze e un modo per ricordare che la chiamata di Dio continua a risuonare anche nel nostro tempo.

La prima foto in alto riprende l'Eremo di Monte Rua, o meglio, l'Eremo di Santa Maria Annunziata, situato sulla cima del Monte Rua a Torreglia, che si trova a una distanza stradale di circa 19 chilometri da Albettone, percorribili in circa 30 minuti di auto.
Storia: Fondato inizialmente in legno nel 1339 da due eremiti, venne riedificato completamente in pietra nel XVI secolo.
Struttura: Il complesso camaldolese è cinto da imponenti mura in pietra lunghe 1400 metri. Custodisce al suo interno una chiesa del 1542 e 14 celle separate, simili a piccole casette indipendenti provviste di orto recintato.
Spiritualità: Gli eremiti della Congregazione Camaldolese di Monte Corona seguono tuttora una regola di severa clausura, silenzio e preghiera.
Regole d'accesso: Proprio a causa della rigidissima clausura, l'accesso all'interno del monastero è storicamente ed esclusivamente vietato alle donne. Per gli uomini l'apertura è limitata a giorni e orari specifici.

La scelta di diventare eremita camaldolese di Monte Corona – specialmente in un'epoca iperconnessa come la nostra – è una delle vocazioni più radicali e affascinanti all'interno della Chiesa Cattolica.
Chi sceglie l'eremo non scappa dal mondo per paura, ma per "fame di Dio". Nel silenzio assoluto della cella e dei boschi, crollano le distrazioni quotidiane (smartphone, rumore, scadenze). Questo vuoto non è solitudine triste, ma uno spazio d'incontro intimo e continuo con il Creatore.
La Congregazione di Monte Corona ha una caratteristica unica: unisce la solitudine alla vita comunitaria (chiamata vita corbina). L'eremita vive solo nella sua casetta (cella) dove prega, studia, coltiva l'orto e mangia. Tuttavia, incontra i fratelli per la Santa Messa, la preghiera comune in chiesa e in alcuni momenti di ricreazione. È il perfetto equilibrio tra l'essere soli con Dio e l'avere il supporto di una famiglia di fratelli.
L'eremita non vive per se stesso. La sua è una vocazione di intercessione. Mentre il mondo corre e spesso dimentica la spiritualità, l'eremita "sta di guardia" sul monte. Prega giorno e notte per la salvezza di tutti, per i malati, per i giovani e per le comunità locali (come la stessa realtà di Albettone). La loro separazione fisica dal mondo è in realtà il modo più alto per amarlo e sostenerlo spiritualmente.
La giornata è scandita dal motto benedettino Ora et labora. Zappare la terra, spaccare la legna, manutenere l'eremo o dedicarsi all'artigianato non sono semplici passatempi, ma modi per santificare il corpo, mantenere l'umiltà e provvedere al proprio sostentamento, imitando la vita semplice di Gesù a Nazareth.
