Padre Emerico Marin OFM

dagli Atti dell'Alma Provincia Veneta di S. Antonio di Padova dei Frati Minori

Il 13 Marzo 1983 si spegneva a Saccolongo P. Emerico Marin, Superiore della Fraternità locale.

L'ultima fase dell'imperdonabile male lo coglieva proprio nella Quaresima di quest'anno, per lui il sessantaseiesimo di vita, essendo nato ad Arequito (Argentina) il 12 Maggio 1917.

Vestiva l'abito francescano il 9 Settembre 1933 a S. Pancrazio di Barbarano; professava solennemente la Regola del Serafico fondatore il 7 Gennaio 1939 e riceveva il Presbiterato il 4 Aprile 1943.

Di spiccata intelligenza fu inviato agli studi superiori all'Antonianum di ROMA, ove conseguì la laurea in Teologia. Insegnò per alcuni anni nel Veneto e poi fu richiesto a Roma come Segretario particolare del Ministro Generale P. Perantoni.

Era uomo di sicura fiducia, prudente aperto alla comprensione delle cose e delle persone.

Rientrato nel Veneto ebbe altri incarichi di non lieve impegno.

Superiore in situazioni e ambienti vari, seppe superare, con tatto e bontà, momenti non facili.

Presiedette la Comunità di Venezia (Vigna), di Lonigo e Dolo.

Diresse la tipografia ITE per 20 anni. Mentre dirigeva questa tipografia, trasferita a Dolo da S. Nicolò di Lido (VE) venne colpito dalla malattia che nonostante le vicende alterne e speranze non sopite, lo condusse alla morte.

Accettò di presiedere la Famiglia dei Frati Minori di Saccolongo ove da decenni vengono accolti e curati i Religiosi anziani e ammalati.

Francescano convinto, Sacerdote prudente e dinamico, e ancora Superiore a Saccolongo ma segnato dalla Croce del Cristo di cui vive a fondo il mistero tra Confratelli ammalati e afflitti, sempre vicino ad ognuno di loro con rispetto e dignità per consolarli ed esortarli fermamente a condividere con il Divino Paziente la propria sofferenza e i limiti mortificanti dell'infermità.

Abbiamo la convinzione che P. Emerico abbia compreso, accettato e vissuto il suo non lieve destino trasfigurandolo nella luce del Calvario.

E crediamo che il Signore l'abbia accolto in un momento di serena e piena compartecipazione, suggellando una vita coerente di cristiano e di sacerdote francescano.

La nota gioiosa e caratterizzante di questo defunto è appunto la sua partecipazione attiva, nel pensiero e nella azione, all'ideale francescano senza diluizioni e facili accomodamenti.

I Confratelli gli devono riconoscenza per i lavori da lui assunti e condotti a buon fine nella ristrutturazione di vecchi conventi e per la efficiente direzione della tipografia ITE che fu sua croce e sua gioia.

Sacerdote e Religioso distinto, amava il lavoro per l'esempio e la solidarietà che diffonde, senza scapito della pietà religiosa, del servizio pastorale e della attenta e scrupolosa attenzione alle esigenze dello spirito, amando il Papa, la Madre del Signore e la sua famiglia di elezione.

Aveva la tempra di «comandante» ma ne attenuava le spinte dando esempio e testimonianza evangelica.

I suoi 40 anni di sacerdozio furono spesi come omaggio quotidiano di fede, di servizio e di coraggio cristiano.

I funerali si svolsero prima a Saccolongo (15 Marzo) ove si recò anche Mons. Bordignon per pregare sulla salma che fu onorata da oltre cento Confratelli - con l'Eucarestia presieduta dal P. Florindo Refatto, Ministro Provinciale, con ottanta concelebranti.

Successivamente la salma fu trasferita a Tombazosana (VR) e ivi tumulata vicino al genitore, dopo una Messa funebre cui parteciparono Confratelli parenti e ammiratori.

P. Giovanni Brizzolari

Il valore del lavoro nel pensiero di San Francesco: grazia, servizio e distacco 

Per San Francesco d'Assisi il lavoro non è uno strumento di guadagno o di affermazione sociale, ma una grazia che permette di partecipare all'azione creatrice di Dio e di custodire la mente e il cuore dall'ozio, nemico dell'anima, come espresso chiaramente nella Regola bollata dove esorta i frati a cui il Signore ha dato la grazia di lavorare a farlo con fedeltà e devozione.

Nelle Fonti Francescane il lavoro manuale emerge come una dimensione fondamentale della minorità, tanto che nel suo Testamento il santo ricorda con forza che lui stesso lavorava con le sue mani e voleva fermamente che tutti gli altri frati si dedicassero a un lavoro onesto per dare il buon esempio, sottolineando che l'attività lavorativa deve sempre preservare lo spirito della santa orazione e devozione al quale tutte le altre cose temporali devono servire.

Quando il compenso del lavoro non era sufficiente a soddisfare le necessità primarie della vita quotidiana, Francesco non vedeva la povertà come un fallimento ma indicava ai frati di ricorrere alla mensa del Signore, andando a chiedere l'elemosina di porta in porta con umiltà e senza alcuna vergogna, poiché l'attività lavorativa doveva restare un servizio gratuito e mai trasformarsi in una fonte di accumulo di denaro, una logica di totale distacco dai beni materiali che permetteva ai frati di restare autentici pellegrini e forestieri in questo mondo. 

Per molto tempo Padre Emerico Marin è stato superiore (guardiano) del convento di Dolo (Ve) dove esisteva la Tipografia I.T.E. 

La Tipografia I.T.E. (acronimo di Istituto Tipografico Editoriale) di Dolo rappresenta uno storico tassello dell'editoria veneta, profondamente legato per decenni alle attività culturali e religiose della Provincia Veneta dei Frati Minori. 

La storia e il legame con i Frati Minori

  • L'origine: La tipografia nacque storicamente come espressione dell'impegno editoriale e di predicazione dei Frati Minori, che utilizzavano la stampa per diffondere testi sacri, storici e culturali.
  • La sede: L'officina grafica sorgeva non a caso in Via dei Frati 10 a Dolo (Venezia), adiacente alle storiche strutture conventuali della zona. 
  • Le pubblicazioni storiche: Nei decenni centrali e nella seconda metà del Novecento, l'I.T.E. ha stampato opere di rilievo per l' Ordine e per la cultura locale, tra cui i celebri I Fioretti di San Francesco, saggi storiografici sulla Riviera del Brenta, volumi di poesie (come raccolte di Haiku classici in collaborazione con la casa editrice Eidos) e monografie dedicate a Venezia.