
Padre Massimiliano Pinton OFM

dagli Atti dell'Alma Provincia Veneta di S. Antonio di Padova dei Frati Minori
P. Massimiliano (Ettore) Pinton, nacque il 4 agosto 1917 ad Albettone (Vicenza).
Entrò nel Collegio serafico di Lonigo il 19 agosto 1929. Vestì l'abito francescano a S. Pancrazio di Barbarano il 16 settembre 1932 e vi professò semplicemente il 17 settembre 1933. Emise la professione solenne a S. Francesco della Vigna in Venezia il 16 gennaio 1939. Fu ordinato Sacerdote a Motta di Livenza il 20 luglio 1941, da S. Ecc. Mons. Benigno Migliorini.
Appena terminati gli studi complementari, venne eletto Maestro dei chierici a Gemona prima e successivamente a Verona, S. Bernardino. Finché non fu invitato ad impegnarsi nelle attività parrocchiali, passò i suoi anni più giovani di sacerdozio in mezzo alla nostra gioventù.
Nel 1949 venne nominato cooperatore parrocchiale a Roma S. Tarcisio; ed in questa veste dopo un ventennio andò incontro a sorella morte.
Si spense a Saccolongo, nelle primissime ore del 27 settembre 1969. Vi era stato ricoverato da qualche mese, dopo che all'ospedale civile di Padova gli era stato diagnosticato un male incurabile.
La sua salma venne tumulata ad Albettone, suo paese natale.

La fraternità come dono inatteso
Per San Francesco d'Assisi, la fraternità non è una semplice aggregazione di persone con gli stessi scopi, ma un dono teologale e un'esigenza evangelica radicale. Nelle Fonti Francescane emerge chiaramente che il santo non ha scelto i suoi compagni in base a simpatie o progetti umani; li ha accolti come fratelli inviati direttamente da Dio.
Nel suo Testamento, scritto nel 1226 poco prima di morire, Francesco riassume la nascita della sua comunità non come una sua iniziativa, ma come un intervento divino:
«E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo» (Testamento, FF 116).
Il fratello è, prima di tutto, un dono gratuito. Questa consapevolezza trasforma radicalmente le relazioni: l'altro non si possiede e non si sceglie, ma lo si accoglie così com'è, diventando lo specchio attraverso cui imparare l'amore e la minorità.

Attraverso gli scritti racchiusi nelle Fonti Francescane, possiamo identificare i pilastri della fraternità secondo il Poverello d'Assisi:
Misericordia e cura del fratello malato: La fraternità si misura nella debolezza. Nella Regola non bollata, Francesco usa una metafora materna di straordinaria intensità:
«E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E con fiducia l'uno manifesti all'altro la sua necessità, perché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più diligentemente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?»
(Regola non bollata , FF 32).
Custodia e assenza di giudizio: Il vero fratello protegge la dignità dell'altro, rifiutando la calunnia e il pettegolezzo. Nelle sue Ammonizioni , Francesco dichiara beato chi ama il fratello anche quando è distante o quando sbaglia:
«Beato il servo che saprà amare e temere il suo fratello quando è lontano, come se fosse presso di sé, e non dirà dietro le spalle niente che con carità non possa dire in faccia a lui»
(Ammonizioni XXV , FF 174).
La minorità come stile relazionale:
Nella fraternità non esistono gerarchie di potere o di sottomissione psicologica. Francesco chiede ai frati di essere "minori", cioè di mettersi all'ultimo posto e di servirsi cordialmente gli uni gli altri, sull'esempio di Cristo.
Per Francesco, l'esperienza della fraternità vissuta all'interno della comunità dei frati si espande fino ad abbracciare l'intero universo. Poiché ogni cosa proviene dallo stesso Padre Creatore, il termine "fratello" o "sorella" viene esteso al sole, alla luna, alla terra, agli animali e persino alla morte corporea, come mirabilmente cantato nel Cantico di frate Sole (FF 263).
