
Albettone oggi
Adagiato tra i Colli Berici e i Colli Euganei, Albettone è un piccolo comune della provincia di Vicenza che custodisce una storia antica, un paesaggio di grande bellezza e una comunità profondamente legata alle proprie tradizioni. Qui la campagna si alterna ai vigneti, alle dolci colline e ai corsi d'acqua, creando un territorio che da secoli rappresenta un punto d'incontro tra natura, lavoro e spiritualità.
Le origini di Albettone affondano nella preistoria. I ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza dell'uomo già nell'età della pietra e del bronzo, mentre numerosi reperti romani rinvenuti nei pressi della chiesetta dei Santi Vito e Modesto raccontano l'esistenza di un antico insediamento sorto lungo importanti vie di comunicazione tra Vicenza ed Este. Il nome del paese compare per la prima volta in un documento del 983, segnando l'inizio della sua storia documentata.
Nel Medioevo il territorio fu attraversato dal Canale Bisatto, scavato nel XII secolo e destinato a diventare una fondamentale via commerciale per il trasporto della pietra calcarea e della calce provenienti dai Colli Berici. A sorvegliare il traffico fluviale sorsero diverse torri, tra cui la Colombara, ancora oggi visibile e simbolo del passato medievale di Albettone. Sulla collina del Castellaro, invece, sorgeva l'antico castello vescovile, distrutto durante le guerre tra Vicenza e Padova nei secoli XIII e XIV.
Oggi Albettone conta poco più di duemila abitanti e comprende anche le frazioni di Lovertino e Lovolo. Il paese conserva importanti testimonianze del proprio patrimonio storico e artistico, come Villa Negri De Salvi, oggi sede municipale, la Villa Ricci Manfredini (Ca' Brusà) e numerosi edifici rurali che raccontano la tradizione agricola del territorio. L'agricoltura continua a rappresentare una risorsa fondamentale, affiancata dalla produzione vitivinicola tipica dei Colli Berici, che contribuisce a caratterizzare il paesaggio e l'economia locale.
Ma Albettone è anche un paese profondamente segnato dalla fede cristiana. Da secoli la vita della comunità ruota attorno alla Parrocchia di Santa Maria Nascente, dedicata alla Natività della Vergine Maria, patrona del paese, la cui festa viene celebrata ogni anno l'8 settembre. L'attuale chiesa parrocchiale, costruita tra il 1869 e il 1871 e consacrata nel 1923, domina il centro abitato ed è il cuore spirituale della comunità.
Accanto alla chiesa parrocchiale, il territorio conserva autentici gioielli di fede e di arte, come la suggestiva chiesetta dei Santi Vito e Modesto, documentata già nell'VIII secolo e definita dagli studiosi una delle più preziose testimonianze dell'architettura religiosa del Vicentino. A Lovertino sorge invece la chiesa di San Silvestro, mentre a Lovolo si trova la chiesa di San Michele, segni di una presenza cristiana che accompagna da secoli la vita delle diverse comunità del territorio.
La fede ha lasciato un'impronta profonda anche nella storia umana di Albettone. Nel corso del Novecento il paese ha visto nascere numerose vocazioni religiose, sia femminili che maschili. Giovani che hanno scelto di consacrare la propria vita a Dio entrando nelle Suore della Provvidenza, nei Frati Minori, nei Frati Minori Cappuccini e in altri istituti religiosi, portando il nome di Albettone in parrocchie, scuole, missioni e comunità sparse in Italia e nel mondo. Questa ricchezza spirituale rappresenta ancora oggi uno degli aspetti più significativi dell'identità del paese.
Passeggiare per Albettone significa scoprire un luogo dove storia, arte, natura e fede convivono armoniosamente. Le colline coltivate a vigneto, gli edifici storici, le antiche chiese e il forte senso di comunità raccontano una realtà che ha saputo custodire le proprie radici senza rinunciare a guardare al futuro.
È proprio da questa terra, semplice e laboriosa, che sono germogliate tante storie di vita, di servizio e di santità. Un patrimonio umano e spirituale che questo sito desidera raccogliere, conservare e trasmettere alle generazioni future, perché la memoria continui a essere una sorgente viva di identità, speranza e ispirazione.
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Villa Campiglia, nota anche come Villa Gonzaga, Maroli, Mazzucchelli, Salvi, Negri De Salvi, Negri De Salvi Rejna, Michelazzo, è uno degli edifici storici più rappresentativi di Albettone. Le sue origini risalgono al XV secolo, quando fu costruita dalla nobile famiglia Campiglia. Nel corso dei secoli passò ai Gonzaga, ai Maroli, ai Mazzucchelli, ai Salvi, ai Negri De Salvi, ai Negri De Salvi Rejna e infine ai Michelazzo. Dal 1949 al 2011 ospitò la sede del Municipio di Albettone.
Dell'antica villa quattrocentesca non rimane più traccia. Nel 1842, infatti, i conti Salvi affidarono all'architetto Antonio Caregaro Negrin un radicale intervento di trasformazione: il precedente edificio venne inglobato in un imponente palazzo in stile neogotico, caratterizzato da torri, merlature e da un ampio giardino sul lato meridionale.
Tra il XVI e il XVII secolo la villa visse il suo periodo di massimo splendore come residenza estiva della famiglia Campiglia. In particolare, fu dimora della poetessa Maddalena Campiglia, diventando un luogo di incontro per letterati, umanisti e nobili vicentini e veneziani.
Dopo la morte di Guido Sforza Gonzaga, avvenuta il 23 febbraio 1607 durante la guerra contro i Turchi in Ungheria, la proprietà passò ai suoi eredi, che nel 1648 la vendettero al nobile bresciano Marco Maroli. Nel 1725 la villa fu ereditata da Federico Mazzucchelli, mentre verso la metà del Settecento vi soggiornò il celebre studioso Giammaria Mazzucchelli, autore del monumentale Dizionario degli scrittori italiani, rimasto incompiuto a causa della sua morte, avvenuta il 19 novembre 1765.
Nel 1939 l'intero complesso fu acquistato dal commendatore Albano Michelazzo, che dieci anni più tardi lo cedette al Comune di Albettone. Oggi Villa Campiglia rappresenta una delle testimonianze più importanti della storia e dell'architettura del paese, simbolo del suo passato nobiliare e della sua identità culturale.




La chiesa di San Silvestro è la parrocchiale di Lovertino, frazione del Comune di Albettone, in provincia e diocesi di Vicenza; fa parte del vicariato di Noventa Vicentina-Riviera Berica.
La chiesa venne eretta nel 1856 in sostituzione della vecchia parrocchiale, decentrata e declassata a oratorio con dedicazione alla Madonna della Salute.

La Chiesa dei Santi Vito e Modesto, situata a Lovertino, frazione di Albettone, è uno degli edifici religiosi più antichi e significativi del territorio. Conserva ancora oggi il suo caratteristico aspetto romanico e rappresenta una preziosa testimonianza della presenza cristiana nelle campagne vicentine. Nella forma attuale risale al XV secolo, ma la piccola abside conserva elementi molto più antichi, ritenuti da alcuni studiosi risalenti addirittura all'epoca protocristiana.
Le origini della chiesa sono legate ai monaci benedettini provenienti dall'Abbazia di Nonantola, che giunsero in questa zona prima del IX secolo e costruirono una cappella dedicata a San Vito, giovane martire del III secolo, al quale in seguito furono associati anche San Modesto e Santa Crescenzia. L'antico sacello sorse probabilmente accanto a una piccola cella monastica, dipendente dal vicino complesso benedettino di San Silvestro, utilizzando pietra calcarea locale e frammenti di laterizi di epoca romana, ancora oggi visibili nella parte più antica dell'edificio.
Nel corso della prima metà del Quattrocento la chiesa assunse l'aspetto che conserva ancora oggi, con la semplice facciata in stile romanico e il caratteristico campanile a vela. Sull'architrave del portale è scolpito il Cristogramma IHS, preziosa testimonianza della devozione dell'epoca.
Una visita pastorale compiuta a metà del XVIII secolo dal monsignor canonico Giuseppe Troncato documenta che l'oratorio era affidato alla nobile famiglia Pigafetta. Il visitatore descrisse una chiesa con un unico altare ligneo e antiche immagini sacre, suggerendone il restauro. Pochi anni dopo il pittore vicentino Costantino Pasqualotto realizzò una tela raffigurante i Santi Vito e Modesto, destinata all'altare della chiesa.
Dopo un lungo periodo di abbandono e degrado, culminato con il crollo della copertura, l'edificio fu acquisito dalle istituzioni locali e sottoposto a un importante intervento di restauro. La chiesa venne riaperta al pubblico il 12 giugno 1994 e benedetta dal vescovo di Vicenza Pietro Giacomo Nonis durante la sua visita pastorale alla parrocchia di Lovertino.
Oggi la Chiesa dei Santi Vito e Modesto rappresenta uno dei monumenti più preziosi del patrimonio storico e religioso di Albettone, custode di oltre mille anni di fede, arte e tradizione.
Il territorio vicentino in una mappa del 1608

